Affinamenti successivi


venerdì, marzo 02, 2007



Una messa che non ho fatto dire
 
Se avessi la possibilità di amarti, non sarei schizzinosa. Non lo sono nel cibo, figurarsi se mi spaventa un corpo. Ogni tanto mi viene in mente quella cosa delle prostitute riconvertite a badanti, con annessa la teoria della familiarità con la carne e l’attitudine alla manipolazione dell’altro. Ecco, pur non avendo così precedenti così specifici, posso comunque vantare una certa intimità con la malattia e la morte. L’ho scritto anche nel curriculum che ti ho spedito, spero di non averti messo a disagio.
Esattamente diciotto anni fa moriva mia madre, e la sua mano, fra le mie, diventava bianchissima. A partire dalle dita, come certo uno si immagina, però in frettissima, davvero molto in fretta. E tu ci provi comunque, e disperatamente, a tenerla in vita riscaldando le mani. Del resto sono settimane che puoi soltanto occuparti dei sintomi.
Credo che l’amore sia un po’ così: occuparsi dei sintomi. Ti toglierei via la polvere da un polpaccio, asciugherei il sudore fra i tuoi peli, leccherei una lacrima, ti terrei la fronte mentre vomiti, aspetterei che tutto torni nomale contando i battiti del tuo cuore.

tulipani | 17:57 | commenti (20)