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mercoledì, dicembre 17, 2003
La scopa di saggina
Oggi ho comprato al mercato una scopa di saggina. Ma questo è solo dettaglio. Il nucleo della vicenda è stato invece un freddo intenso dal quale ho deciso di non ripararmi. Ho ascoltato le mani ghiacciarsi, la destra intorno alla mia bella scopa impugnata come un gadget pornografico. Io credo che gli uomini che vendono al mercato –insiemi ai baristi e ai droghieri- abbiano con le donne una corsia preferenziale per arrivare non dico al loro sesso, ma almeno a perforare la pellicola di alluminio sulla quale di solito si riflettono e tornano al mittente senza valore aggiunto i desideri degli impiegati, dei bancari, degli ingegneri, degli architetti, dei commercialisti. Gli uomini che vendono al mercato hanno d’inverno sontuosi giubbottoni di pelle vera o finta, sciarponi e berretti di lana e anfibi. Ti chiamano -anche in primavera in estate e in autunno- gioia, o cara, ti danno del tu e maneggiano prosciutti e ricotte e cipollini facendo battute sexy. Quelli che maneggiano mutande e reggiseni sono invece morigeratissimi nel lessico, e dalla loro discrezione traspare l’indubbia professionalità fatta di profonda e minuziosa conoscenza dei contenuti. Basta questo perché, in caso di necessità, tu ti metta fiduciosa nelle loro mani sapendo di non sbagliare. L’uomo che mi ha consegnato la scopa di saggina e un euro e ventidue di resto aveva mani forti, ruvide e screpolate dal freddo. Le unghie cortissime. Una sciarpa a bandana e jeans a vita bassa modellati su una struttura fisica che lasciava intuire rare e profonde qualità umane.
E’ stato davvero molto molto freddo. Ma altrettanto intenso.
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