Affinamenti successivi


lunedì, gennaio 17, 2005



Mi è venuta in mente una storia

E' la prima volta che mi viene in mente una storia in modalità sintetica, direzione top-down, dal disegno complessivo verso il ghirigoro di dettaglio. Celebro l'evento postando la traccia. Sarà noioso, per chi legge, come un videotape dei primi passi di un bambino che non è il suo. Lo voglio comunque fare perché questo è anche il blog delle cose che faccio per la prima volta.

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Maurilia Bugianenni era sposata da 19 anni con un suo ex compagno di scuola. Quando lo raccontava, esitava quel secondo e due decimi dopo ex per lasciare intendere almeno per un attimo, la burlona, che ci fosse una movimentata e paradossale carriera sentimentale nel suo curriculum.

Maurilia lavorava alla Biblioteca della circoscrizione 8, una bella biblioteca di una palazzina liberty con il parquet a lunghi listelli, giustamente scricchiolanti e così belli, senza cera, che le sarebbe piaciuto tanto metterli anche da lei, che abitava in zona Lingotto in un modesto appartamento popolare riscattato alla fine degli anni Novanta del secondo millennio a un prezzo popolare, per fortuna prima che arrivasse l’euro con tutti i suoi corollari di impopolarità. Per ora si accontentava delle piastrelle in monocottura rosa screziato che avevano messo quando con Piero avevano deciso di ristrutturare il bagno e di abbattere parzialmente la parete che separava il cucinino dalla sala (Piero Rimbaudo era quello che stava sul culo alla prof di tedesco e che poi invece aveva dimostrato di aver un certo talento e discreta loquacità proprio in quella lingua dal momento che se la cavava benissimo quando gli capitava di lavorare fianco a fianco con Bürgermann, il ragioniere suo omologo della ditta bavarese da cui la Bonelli & Figli importava würstel e speck).

Maurilia e Piero si volevano bene come fratelli, facevano l’amore un paio di volte al mese, spesso di venerdì sera, perché Piero di sabato mattina non lavorava e Maurilia qualche volta aveva il suo turno di sabato pomeriggio. Non avevano figli.

[…]

Maurilia era in cura da un dermatologo da nove mesi, perché la sua pelle ingrigiva ogni giorno un po’ di più. Impercettibilmente, perché se la guardavi ogni giorno, come i suoi colleghi del banco prestiti, nemmeno te ne accorgevi. Ma un giorno Isabella era tornata dalla maternità e non si era potuta trattenere e gliel’aveva detto, allora, a Maurilia, che forse non stava bene, che forse bisognava che qualcuno le contasse i globuli rossi o che magari andasse solo un po’ al solarium o a ballare latinoamericano.

[…]

Maurilia sentì la pelle avvampare e i bulbi piliferi restringersi e la trachea ostruirsi quando si accorse di dover registrare, nel data base dei libri dati in prestito, Il buco nel cuore del lupo, libro acquisito dalla biblioteca solo perché lei un tempo aveva insistito così tanto, con insolita pervicacia,  persino implorando. Come il responsabile aveva a suo tempo previsto, nessuno aveva poi mai chiesto in prestito Il buco nel cuore del lupo.

Quando Isabella le passò la scheda prestito da registrare sul database del server centrale, l’uomo del libro era già voltato e si stava allontanando con passo dondolante, così che Maurilia non poté vedere altro che la schiena quadrata di un ampio giaccone a quadretti blu verde e beige, che scendeva dalle spalle stringendo il quadrato in un lieve trapezio movimentato dalla sobria civetteria di un piccolo spacco ondeggiante sul culo. La scheda prestito diceva che Branimir Vasilic era il possessore di quella schiena, e vaffanculo alla privacy. B r a n i m i r. Chissà se si pronuncia Brànimir o Branìmir, o Branimìr, si chiese Maurilia digitando Branimir rigorosamente senza accento.

Quel pomeriggio si dimenticò di pagare la rata del mutuo e arrivò dal dermatologo con 20 minuti di ritardo.

Maurilia aspettò pazientemente Branimir ogni giorno al banco restituzioni.

[…]

Il buco nel cuore del lupo venne riportato dopo 19 giorni (il prestito, in condizioni normali, durava al massimo 20 giorni, salvo naturalmente rinnovi, inadempienze, smarrimenti, furti, omissioni, incendi, alluvioni). Maurilia quel giorno aveva chiesto due ore di permesso non retribuito per un’otturazione a un incisivo che rimandava da tempo. Al suo ritorno, la frustazione per il mancato incontro rischiò di farle cadere tutte e dieci le unghie. Maurilia sentì quella familiare specie di assenza di essenza impadronirsi di lei, ma questa volta in modo così violento e traumatico che il colorito gabbanella pallida, conquistato grazie a mesi di paziente terapia ematostomatica, si tramutò di colpo in tonalità antracite. Il responsabile, puntuale come uno stronzo in un intestino dalla perfetta motilità, arrivò proprio in quel momento e le disse, cos’è? Mi stai morendo qui? Perché non ti pigli qualche giorno di ferie? E si allontanò senza attendere risposta perché era impaziente di tornare nel suo ufficio a chattare con Madamadoré, che aveva appena portato in privato e che forse aveva perso per sempre, se si era stufata di aspettarlo mentre lui risolveva questa questione dell’utente che si lamentava perché non volevano rinnovargli il prestito visto che aveva il permesso di soggiorno scaduto.

Per fortuna Maurilia si accorse che avrebbe potuto ritentare l'incontro, visto che a nome di Branimir Valisic era stato registrato un nuovo prestito: Miniature e bassorilievi nel Duomo di Modena.

[…]

Maurilia portò a casa, regolarmente dichiarata come prestito, la copia del Buco nel cuore del lupo appena restituta da Branimir. La esaminò con cura estrema, indossando i guanti in latex monouso che usava Piero quando toccava a lui lavare cesso e relativo scopino. Tra la pagina 23 e la pagina 24 era incastrata una briciola che sotto la lente di ingrandimento si tramutò in un'allettante torticina sbrisolona. Mangiò la briciola molto lentamente, cercando di infilare almeno un paio di morsi in quella miniatura di carboidrati per incidere la sfera del sapore. A pagina 78 era evidentissima una piccola area ciancicata, corrispondente forse al polpastrello del pollice sinistro. Fece, al lavoro, una fotocopia dell’impronta del pollice, ingrandimento 400 per cento, e quando il responsabile le chiese cosa stesse facendo mentì con discreta disinvoltura fingendo una prova tecnica della xerox 5028Z dopo la sostituzione del toner. Il responsabile non perse tempo a indagare oltre perché aveva sentito l’avviso sonoro di icq provenire dal proprio ufficio. Inoltre, il responsabile aveva effettivamente irresponsabilmente dimenticato l’esistenza dell’opera Il buco nel cuore del lupo e tutta la storia di questo libro a partire dal momento in cui Maurilia ne aveva suggerito l’acquisto.

[…]

Dopo 19 giorni fu riportato Miniature e bassorilievi nel Duomo di Modena. Questa volta Maurilia era pronta allo sportello già dalle 8,30 del mattino, orario di apertura.

·        Incontro dei due. Lui è piuttosto strano, non bello ma *inquietante*. Maurilia ne rimane impressionata, ma cerca di far finta di nulla.

·        Maurilia prende in prestito Miniature e bassorilievi nel Duomo di Modena  ed esamina minuziosamente anche questo libro. Mangia ogni briciola che trova tra le pagine, raccoglie un capello biondo infilato nella rilegatura e lo conserva

·        Maurilia riprende colore, non va più dal dermatologo, mangia pochissimo e insegue Branimir nelle sue letture rimanendo sveglia di notte per mantenere il ritmo. Non usa più i guanti per analizzare i libri e qualche volta lecca anche qualche angolo di pagina particolarmente con indizi particolarmente gustosi.

·        Un paio di incontri casuali con Branimir. In realtà le occasioni le ha costruite ad arte Maurilia.

·        Piero vede la moglie e più bella e più allegra. Adesso fanno l’amore tre volte al mese.

·        L’undicesimo libro (Manuale per la potatura dell’acero selvatico) non viene restituito il 19esimo giorno. Maurilia è preoccupata, litiga con Piero e manda vaffanculo Isabella (poi si scusa). Manda un sollecito per la restituzione del volume, completato di suo pugno negli spazi di compilazione. Nulla. Dopo 40 giorni Maurilia fa una puntata all’indirizzo di Branimir. Casa a 6 alloggi, 2 per piano. Nell’alloggio di Branimir (piano terra, lato destro) c’è la luce accesa ma non si vedono persone né ombre. Il giorno dopo in biblioteca si presenta una donna a restituire il libro.

·        Maurilia, in uno stato di agitazione difficile da controllare, prende in prestito, come di consueto, il libro appena restituito. A pagina 72 e 73 si sono macchie che Maurilia riconosce come macchie di sangue. A pagina 74 e 75, macchie più piccole, visibili sono con la lente. Sull’ultimo foglio di guardia prima della copertina una richiesta di aiuto, scritta a matita.

·        Maurilia si mette a investigare, sostenuta e incoraggiata da un matrimonio così grigio, da un lavoro che non le piace più, da risvolti della sua personalità probabilmente maniacali, da una specie di feticismo dei libri, da una specie di fascinazione per Bradimir, dal suo rapporto, per ora ancora misterioso, con Il buco nel cuore del lupo, che si chiarirà via via che qualche antefatto verrà a galla nell’intreccio.

[continuerebbe]


tulipani | 12:28 | commenti (57)


domenica, gennaio 09, 2005



INADEGUATEZZE

La sera del 2 gennaio, sdraiata a metà sulla cuccetta più bassa di uno scompartimento di seconda classe di un treno Torino-Parigi leggevo le Lettere al Direttore sulla Stampa. La prima è di Arbasino. Leggo e capisco una mazza. Allora rileggo con calma, ma non mi ritrovo in mano nemmeno uno straccio di indizio per fare delle ipotesi. La luce è quel che è e la posizione è scomoda che abbiamo tutto pieno di bagagli anche il pavimento e i lenzuolini sono stretti e scivolano via dai sedili e le coperte chissà quanti acari e i bambini che saltano e mi dico in queste condizioni non capirei nemmeno Piero Angela. Passo il giornale alla mia amica olandese che sa l’italiano benissimo e fa anche le parole crociate a cornici concentriche sulla settimana enigmistica ed è una scheggia a leggere mappe e non puoi far altro in città che tentare di seguirla mentre serpeggia tra i boulevards e si cala nei metrò - tra l’altro distribuisce i biglietti con grande tempismo e maestria ai suoi figli ed è già oltre i tornelli mentre io ancora frugo nello zainetto per cercare il portafoglio dove in uno dei venticinque scomparti si annidano, incastrati e invisibili, questi minuscoli cartoncini che li guardi e non capisci mai se sono nuovi o già usati e quando li infili nella macchinetta mangia-sputa&apri-tornello magari ti bippano e pazienza se capita a te, ma se capita ai tuoi figli ti piglia una stretta al cuore e piena di sensi di colpa ti immagini i servizi sociali che irrompono in tuta mimetica nel tuo alberghetto a una stella con il mandato per l’affido -, ma anche lei confessa  (a malincuore, ma senza vacillare) che no, effettivamente non ha capito.

Custodisco allora la pagina per leggerla nei tempi morti a Parigi, ma riesco a trovare solo un tempo appena moribondo nel quale rieco solo a rintracciare la pagina in mezzo alla biancheria e a leggere rapidissimamente più per principio che per effettiva disposizione d’animo. La mia amica olandese mi bussa che si deve andar via prima che la frustrazione per un nuovo fallimento possa cogliermi.

Tornata a casa, ogni cosa riacquista la sua normale dimensione, e così rimetto alla prova la mia proverbiale capacità esegetica sul maledetto pezzo di giornale. Niente. Tuttavia non demordo, e do in pasto a Google (tra l’altro in queste vacanze ho imparato anche delle cose su Google – lette DIRETTAMENTE SU LE MONDE – importantissime, tipo il Google Bombing) la frase che mi sembra più promettente: “Sermoni sul cappuccino”. Mi dico che magari c’è tutta una collana di sermoni sul cappuccino e forse esiste un anche un doppio senso consolidato e conosciuto ai più. Insomma, mi esce solo l’intero testo della lettera di Arbasino su Dagospia, nella rubrica Rassegnati Stampa. Nessun commento, niente. Siccome Dagospia io non lo frequento e già solo il layout del sito mi indispone profondamente, non ho nessun elemento per capire qual è il significato profondo dell’apparire lì. Tra l’altro non ho potuto nemmeno approfittare del testo in formato digitale, perché l’avevo già copiato a manina dalla mia pagina spiegazzata.

Ecco la lettera. Ditemi voi. Se è un pezzo di letteratura mi arrendo. Però, perché metterlo allora nella rubrica Lettere al Direttore dove si presuma debba capire non solo il Direttore ma anche il lettore medio, depistando e mettendo in agitazione tutti quelli che già si fanno per conto loro delle pippe sul fatto che gli funzionino ancora le abilità comunicative di base?

 

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Cara Stampa, accanto alle schede statistiche sui tifoni e sismi precedenti, forse bisognerebbe raccogliere una antologia storica delle prediche e sicumere che li attribuiscono a una regolare attività punitiva dell’Altissimo? O no? … nei secoli dei secoli, dopo ogni disgrazia grossa erano puntuali alti interventi in materia, no?… Oggi, invece, l’immancabile “ed è subito polemica” di prammatica locale sembra tentennare sulle colpe decostruttive di Berlusconi o di Prodi, delle economie o delle ideologie, della meteo o dei vacanzieri o di Bush.

Magari accanto agli infiniti sermoni sul cappuccino (che poi siamo in parecchi a prepararci in casa, confessando – benché “non sia questa la sede” – di non amare affatto né le brioches né i bar). E pensare che ai bimbi del Novecento si insegnava: per “redimere i negretti”, dovete offrire stagnola da cioccolatini, francobolli vecchi, immaginette di San Carlo Borromeo. E “fare i sacrifici” e “i fioretti”.


tulipani | 11:16 | commenti (48)