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Salviamo la libreria di Jest tulipani |
22:37 | commenti (9)
Frigo magic chef 200 litri porta in acciaio leggermente difettosa regalasi La capacità di concentrazione è anche questo: evitare di far collidere il proprio sguardo con la montagna di roba da stirare, con la macchia di residuo biologico sul gres, con gli angioletti di polvere che si aggregano sotto le sedie, lungo i muri, sotto i letti. Chi eccelle nell’arte della concentrazione non degna gli acari di un pensiero, nemmeno passeggero, nemmeno quando ne parla uno degli Angela. Quando vede un ragno (io però mi sto distraendo e vorrei scrivere un post parallelo sulla curiosità che mi viene, quando scrivo, di vedere dove vado a parare), ne approfitta per farsi una pausa e fare la pipì e torna quindi sulla sua strada a cessato allarme. Io ho rivelato la mia attitudine alla concentrazione fin da piccola. Già da adolescente sapevo fare cose come addormentarmi in piedi sull’autobus affollato con lo zaino in spalla (non era lo zainetto da scolara, non erano i tempi: era un pesantissimo zaino da viaggio); oppure andare via, seguendo il mio prezioso filo di perle di pensieri, spegnendo la luce in stanze ancora moderatamente popolate. Devo però ammettere – e questo post ne è la testimonianza – che ultimamente esistono oggetti capaci di decentrare il mio pensiero. Oggetti ai quali, mio malgrado, rivolgo un intenso e accorato appello a farsi fottere porcaccia di quella zoccola impestata vacca merda. Se questo cedimento della tensione intellettuale può essere bonariamente compreso e tollerato in occasioni tipo Urto Tempia Destra (o Sinistra) contro Spigolo Anta Mobiletto o Urto Coccige su Gres per Caduta su Biglia di Vetro (o Legno, o Metallo, o Plastica, o proprio altra cosa tipo Modellino Audi A4), è invece in una certa misura imbarazzante quando si verifica nel momento in cui si prende semplicemente atto che un oggetto esiste e, in quanto tale, rompe i coglioni. Io ho un frigo magic chef 200 litri porta in acciaio leggermente difettosa che, candidato non eletto a sostituire analogo frigo magic chef 200 litri tutto in acciaio porta molto difettosa, spento e inutile consuma i suoi giorni, libero su quattro lati, in una veranda, a 80 cm circa dalla porta della cucina. Intorno a lui si svolgono attività frenetiche di stoccaggio e recupero verdura nella pila di ceste a incastro (o passi la mano dietro la griglia del frigo sperando che passi anche il sacchetto della verdura, o fai il giro del frigo e vai a raggiungere la pila di ceste dall’altra parte), operazioni di deposito spazzatura (qui il giro lo devi fare per forza), passaggio forzato di altri mobili in transito che richiedono a volte di essere messi in verticale o in obliquo, o di essere qua e là segati per non rigare il frigo. Momentaneamente ho adottato con lui la stessa tecnica dei maestri di concentrazione, e quando torno dal cesso spesso sono fortunata e mi dimentico della verdura da mettere fuori. Tutto questo però – compreso questo post che scrivo solo per lui – mi sembra un balzello eccessivo da devolvere a un oggetto che ogni giorno oltretutto mi costringe a prendere atto delle debolezze del mio carattere. Per questo mi sono decisa a regalarlo. O, al limite, ad accettare che qualcuno me lo sposti un paio di metri più in là . tulipani |
22:40 | commenti (24)
Siamo un’isola felice Le galline, i galli, i tacchini, le faraone, le quaglie, le anatre, le oche piemontesi (gli struzzi effettivamente non so) non hanno l’influenza. Lo dicono gli ultimi rilevamenti di apposite commissioni avicolosanitarie. Questo è un dato importante, con ricadute cruciali nella profilassi di una malattia mortale peggio-della-Sars (argomento che mi riservo di sviluppare in futuro). Mi sembrava però urgente avvertirvi che, nel caso voleste venire dalle mie parti con il vostro uccello da cortile preferito, non dovete temere per la sua salute. tulipani |
15:11 | commenti (22)
Mia madrina Madrina era speciale per una serie di banalissimi motivi. Lei aveva un orgoglio smisurato e la grande ambizione dell’emancipazione dai suoi natali non proprio aristocratici. Lei aveva anche la straordinaria fortuna di essere la figlia di Nonna dei Pescatori. L’unica figlia, per di più. Nonna dei Pescatori sapeva amare profondamente in allegria, madrina ha ereditato la capacità di amare, non così in allegria ma piuttosto in quel modo che poi è stato anche di mia madre. Loro ti eleggevano a unico, massimo, assoluto, indiscusso, inalienabile oggetto di amore e protezione. Tu di qui, sotto l’ala. Di là il mondo, sotto la pioggia. Madrina era una nonna molto giovane, quando sono nata io. Madrina lavorava come impiegata in Comune, quando era moltissimo giovane. Di quei tempi andava anche all’Opera, con la di lei madrina, e le piaceva cantare e leggeva i testi sui libretti. Poi si è sposata, con un gran lavoratore che veniva da Cilavegna (che è vicino a Mortara, posto di gran lavoratori, un po’ tristi, comunque). Questo marito non mi ricordo bene come l’ha conosciuto, ma capisco e ricordo bene che lei ha fatto di tutto per non invecchiargli al fianco. Lui era bello e biondo, ma dentro era un gran lavoratore triste: più niente Opera, quando c’era la festa del paese e il ballo a palchetto la portava a vedere gli altri che ballavano. Lui ha fatto anche il capetto-servo-del-padrone in fonderia, e faceva non so quanti turni di fila, perché anche lui voleva emanciparsi dai suoi natali, soprattutto dal punto di vista economico. Poi lui ha aiutato un sacco i suoi (di lui) fratelli e i nipoti. Questo per non parlarne solo male, che povero lui, davvero non se lo merita. Ma il punto adesso non è lui ma mia madrina. Per non invecchiargli al fianco, madrina ha sempre lavorato, ma sembrava che lo facesse per stare con la gente, non per altro. Lei non parlava mai di soldi, se non per chiederti se ne avevi bisogno (se le dicevi di no te li infilava di nascosto in qualche tasca, scatola, libro). Madrina ha anche preso la patente, quando aveva 52 anni (io ho sempre sospettato che l’abbia fatto perché mia cugina non si riusciva ad addormentarla in altro modo che non fosse quello di caricarla in macchina e portarla in giro fino a impallarle quel cervellino isterico). Con lei ho riso molto, in un modo più complice e privato che con Nonna dei Pescatori. Abbiamo fatto grandissime risate sfisarmonicando una fisarmonica di foto delle Dolomiti, ogni volta che leggevamo Pomagagnòn; abbiamo riso a crepapelle una volta a Ceriale, perché imitavamo Lino Banfi ed eravamo irresistibili (io avevo sette anni e lei cinquantadue). Mia madrina amava cucire ma cucinare no (cucinava il marito). Però sapeva fare la financière, le patatine fritte, la peperonata. Con mia madrina si dicevano un sacco di preghiere, ma la sua specialità era l’Angelo di Dio, che poi personalizzavamo rivolgendoci direttamente all’angelo custode di tutti quelli che ritenevamo meritevoli della nostra intercessione presso il divino. Mia madrina consigliava ai suoi protetti di amarsi l’un l’altro incondizionatamente. Quando io sfinivo mia madre e mio padre con sequenze di fidanzati impresentabili, era sempre lei a dire a mia madre, massì, dai, invita anche lui, massì. Lei diceva che una madre è sempre dalla parte dei suoi figli, ovunque decidano di andare. Lei lo è sempre stata. Lei ha sempre saputo apprezzare, incoraggiare, lodare, spronare, appoggiare, difenderci tutti. Ha fatto anche qualche pasticcio, ma era perché lei puntava in alto. Non si è mai piegata, però, all’umiliazione di ottenere qualcosa che non le spettasse di diritto. Mia madrina è stata giovane fino a quando è morta sua figlia. Quando è morta sua figlia ha mostrato due palle così di fronte al mondo e una gran forza e un gran coraggio con me e mio padre rimasti orfani. Ha pianto solo dentro, ma poi ha cominciato a rilassarsi e a fare cose un po’ strane per un’aristocratica, tipo fermarsi per strada a baciare il muro della casa dei miei. Quando è nato il mio secondo figlio sono anche nate le prime confusioni dei nomi (lei del resto mi aveva suggerito di farne uno soltanto "che tua mamma e tuo zio, sai, non immagini quanto io ci sia stata male, ma hanno sempre litigato, uno geloso dell’altra"). Ecco, mi fermo qui perché me la tengo così, un po’ confusa e meno superba di quanto fosse nei suoi tempi migliori, ma ancora capace di abbracci strettissimi e di sequenze di violentissimi baci, raptus d’affetto così intensi che proprio non ti viene in mente di essere sola su questa terra. tulipani |
23:14 | commenti (10)
Passare, come acqua. Lasciare una traccia di sè sulla terra bruna. Non preoccuparti, evapora subito. Volevo solo vedere se la chiave funziona ancora. Funziona.
Ralph |
17:51 | commenti (7)
Prima o poi qualcosa succederà Sono un po’ intimidita. Dopo tanto silenzio mi sento come se scrivessi per la prima volta. Avrei anche un argomento: o è quello oppure, al momento, non può essere nient’altro. E’ morta la mia nonna-madrina. E mi chiedo se scriverne possa essere in qualche modo un’interferenza funesta e definitiva nella comunicazione silenziosa che mi tiene legata ai miei morti o se non sia piuttosto un omaggio a lei e un modo per aiutarmi a riportare alla memoria e conservare la tenerezza delle parole e dei gesti consumati insieme. Per una gran nonna, però, bisognerebbe essere in gran forma. Aspettiamo e vediamo, angioletto mio. tulipani |
17:34 | commenti (14)
tulipani |
17:32 | commenti (4)
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