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*Blog*conciato*per*le*
Umanoteca Ci sono libri sui quali sei disposto a sdraiarti (*) assecondando le curve del corpo narrativo. E’ un po’ il capovolgimento del “questo libro sembra fatto apposta per me”. Sono libri per i quali sei disposto a modificarti, seppure localmente e per un tempo limitato. Comunque sei tu a farti tessuto – ho in mente una calzamaglia – dove il corpo solido della storia penetra allargando e curvando il tuo modo di stare al mondo. Quando un libro così ti prende in prestito, alla restituzione controlli sempre la tua collocazione, vedi mai che sia riuscito a modificarne le coordinate.
* sdraiarsi sulle cose che si leggono l'ho rubato a jest, ma qui vuole essere una cosa bella tulipani |
08:58 | commenti (27)
La scopa di saggina Oggi ho comprato al mercato una scopa di saggina. Ma questo è solo dettaglio. E’ stato davvero molto molto freddo. Ma altrettanto intenso. tulipani |
14:47 | commenti (11)
Controsole
Di nuovo controsole in una mattina in cui il cielo è completamente trasparente. Ma più controsole della volta scorsa. Il sole è dritto sulla linea che congiunge i suoi occhi a un punto all’infinito di pari altezza. Più o meno a quattro metri da terra. Di nuovo sulla tazza del cesso nel bagno a tetto spiovente con vista sui travi del fienile. Il sole è così perfettamente allineato al suo sguardo che basterebbe una moneta da un cent tra lei e l’infinito per annullare il sole con un’eclissi totale. Ma non ci sono monete -nemmeno finte- per provare. C’è però un libro, però più in basso del sole, e gli occhi non sono chiusi ma un po’ strizzati, perché è un peccato perdere anche questa occasione di lettura. Strizzando gli occhi, macchie tonde e pagliuzze dorate si appendono alle ciglia come a rami d’abete, e le pagine diventano nere o rosse o gialle o grigie o folgorate dal bianco: è questione di nanomillimetri, di un batter di ciglia. Con questa luce è diverso anche quel che leggi – Body Art di Delillo – non solo nel senso della percezione visiva dei caratteri di stampa, ma anche nel senso più profondo di quel che ti pare di cogliere. E’ diverso, ma è solo un’ipotesi. Controprove è impossibile farne. Ma è bello pensare che sia diverso, e ti va di pensare a qualcosa di bello perché il sole ti bacia, e quando il sole lo bacia è costretto a pensare a qualcosa di bello chiunque conservi anche solo un avanzo di saggezza popolare. I vetri impolverati e macchiati di acqua vecchia rischiano però di declassare la qualità del pensiero. Per fortuna lei è una di quelle che fanno il bidè fronte-ai-rubinetti, e così volta le spalle alla finestra con gesto automatico e senza troppi sensi di colpa. La luminosità delle piastrelle bianche quindici per quindici bordo diamantato surroga la luce diretta negli occhi con un bagliore diffuso, occasione anche questa di discreto compiacimento. Uh, sorpresa! una mano, il segno di una mano su una piastrella. Questa ceramica da poche lire è fatta di rara materia fotosensibile. Una mano trascinata: Marta ci legge una carezza. Riconoscente stampa le labbra sulla piastrella di fianco. Un bacio dedicato al prossimo casuale avventore di bidè in una mattina in cui il cielo è completamente trasparente.
tulipani |
16:14 | commenti (21)
Bu'! (paura, eh?) tulipani |
23:44 | commenti (22)
Per terra Dalla panchina sono scivolata insensibilmente a terra. Il pavimento delle palestre, delle palestre vere, quelle col campo di pallavolo e di basket sovrapposti e i canestri e le spalliere, raddoppia la forza di gravità che mi ancora al centro della terra (e io ricerco là le mie radici se voglio capire l'anima che ho). E ora scrivo su un foglio spiegazzato con una matita spuntata spuntata da una tasca scucita appoggiata sulla cognizione del dolore chiusa sulle gambe incrociate la quale cognizione in certi punti mi tira invece verso l'alto e l'impalpabile e così rimango in qualche modo in tensione e ne approfitto per assottigliarmi lungo la linea ventrale che è stata spesso il mio punto debole e ora sotto natale tende ancor più previdente ad arricchirsi e a tondeggiare quasi a farsi addobbosfera per l'alberone. Se trovo il coraggio (c'è pieno di dodicitredicenni e un allenatore sulla cinquantacinquina) ora divarico le gambe a ben più degli ordinari novantacinquenovantasei gradi (se mai troverò il coraggio, anche misurerò) e prendo le caviglie e tiro e vediamo se riesco ancora ad arrivare con la testa per terra. tulipani |
19:06 | commenti (33)
TheInfiniteJest |
12:39 | commenti (1)
Metablogismo elementare Questa scrittura in bilico tra diario, lettera, corsivo, esca, oggi mi riesce quanto mai difficile. Non so per chi scrivere. La cosa che intendo scrivere invece mi è più chiara. Grossolanamente la si potrebbe intitolare “Mi sono un po’ stufata”. Mi sono stufata di questo blog. Sono alcuni giorni che lo penso e non lo dico, perché mi sembrava inutilmente offensivo per lui, che tante volte mi ha ospitato, prendendomi così come sono, senza avanzare nemmeno un’ipotesi di correzione ortografica o sentimentale; non lo volevo dire perché mi sembrava che, una volta ammesso, il disamore sarebbe diventato irreversibile, costringendomi a prendere misure più drastiche e di impatto simbolico maggiore, come affiggere il cartello CHIUSO PER STANCHEZZA in un font che mi sarebbe costato fatica cercare, o sovrapporre alle parole sin qui accumulate una colata di vernice arancione (ultimamente sto pensando molto all’arancione, ma ho una certa paura ad adottarlo per via dei rimandi ottimistici al mondo finanziario; e poi non saprei cosa scriverci, sull’arancione, anche se questa forse sarebbe la soluzione dell’inutile chiacchierare tra me e me). Esiste poi una ragione di ordine deontologico: dici che sei stanca in un post nel quale scrivi e scrivi e scrivi e scrivi. Sarebbe più corretto e coerente smettere di scrivere smettendo di scrivere. Vorrei, se sapessi invocare la giusta dea, che piovesse fitto su tutto quello che ho scritto, vorrei che si dilavasse e si rarefacesse, vorrei nascondermi e consumare il mio silenzio in silenzio, tra le braccia di qualcuno che soltanto mi accarezzi. In tutto questo c’entra di sicuro l’autunno, ma anche l’incapacità di rigenerarmi nei pochi minuti che ho a disposizione lontano dai riflettori, nei pochi minuti in cui dorme anche l’adsl. C’entra soprattutto il fatto che continua questo deserto emotivo, che il pensiero si sta raffreddando, che il sentire empatico ha via via lasciato il posto all’agire antipatico. E mi trovo quindi spesso a muovermi sopra le righe, oltre i confini dei desideri veri. Adesso però ho i piedi bagnati, e quindi vado a cambiarmi le calze. tulipani |
09:48 | commenti (18)
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