Affinamenti successivi


sabato, settembre 27, 2003



Una volta un'amica mi lascio' le chiavi di casa sua, nel centro di una bella e grande città francese. Avrei potuto abitarci tranquillamente disponendone integralmenet -nessuna porta chiusa a chiave- per tre giorni, il tempo della sua assenza. Non so voi, ma per me giocarmi come mi pare una casa vuota di persone e piena di cose belline e gentili, tra cui un frigorifero ben fornito di formaggi ed alcoolici, in una bella città straniera è una di quelle cose che mi rimettono al mondo, letteralmente. Una casa privata, tutta da scoprire, mentre scopri la città in cui è inserita, un nido pulsante di vezzi, segreti, eleganze, pacchianerie, abitudini, è moltissimo meglissimo della suite all'Excelsior, in un viaggio. Finché non ti guardi allo specchio del bagno, sbattendo il naso sul foglio A4 appiccicato al centro: "Cheri, nel tempo libero sarebbe carino da parte tua rinfrescare le pareti. Tu sei così bravo, e questo viola m'ha stufato. Colori stucco eccetera li trovi in cantina, sei un tesoro, bacinibacettibaciotti".


giovedì, settembre 25, 2003



Portatela via

TheInfiniteJest | 20:44 | commenti (14)



La sballata della mia gatta

La mia gatta ha tacchi a spillo,
oh babe blade bye banjo
ciglia lunghe e occhi blu,
jango be mango bye bye congo
salta fossi siepi e gnu,
google bubble mumble dummy thin
Ha trovato il mio coltello,
scramble pound find dango calling
taglia i tonni del perù.
oh-oh looking something talking me too

La mia gatta ha unghie argento,
oh babe blade bye banjo
vita lunga fianchi larghi,
jango be mango bye bye jargon
L'han trovata sottovento,
google bubble mumble dummy janko
occhi chiusi e un pesce in bocca,
scramble pound find dango shock
ma lei è mia e non si tocca.
oh-oh looking something talking me knife

La mia gatta ha mille vite,
oh babe blade bye banjo
muore solo quando dorme,
jango be mango bye bye worming
canta funky jazz and blues,
google bubble mumble dummy oh-oh
Lei ricalca le tue orme,
scramble pound find dango popcorn
se ti trova fa le fues.
oh-oh catty catty catty blues





























tulipani | 16:23 | commenti (16)


mercoledì, settembre 24, 2003



SONO GIA' CINQUE MINUTI CHE MI FUNZIONA L'ADSL CHE MI SONO MONTATA DA SOLA PERDENDO SONNO APPETITO DIGNITA' RAPPORTI UMANI DESIDERIO SESSUALE IN UNA VICENDA PER LA QUALE AVREI DATO FUOCO A TELECOM GIA' DA LUGLIO SE SOLO TELECOM NON FOSSE QUELL'ENTITA' IMPALPABILE MA ASSOLUTAMENTE FISICA NEL SUO PUGNALARTI INSIEME ALLO STOMACO MA ANCHE AL CERVELLO FINO ALLE ZONE PIU' NOBILI DELL'ANIMA HO ANCHE MESSO LE MANI SU COSE ZIPPATE CRIPTATE CON ESTENSIONI TERRIBILI VXD APRENDO IL CUORE DI WINDOWS 98 E IRRIDENDO IL TENTATIVO DI DISSUASIONE CON CUI GLI ESPERTI DEL CAZZO DEL 187-EBASTA 187-1 187-3 187-5 INTENDEVANO FARMI ASPETTARE LA CONSULENZA DELL'ESPERTO MASSIMO CHE MI AVREBBE CONTATTATO SUL CELLULARE ENTRO NATALE SIGNORA NON DIPENDE DA NOI LEI FORSE NON HA IL COMPUTER ADATTO MA ADESSO IO STO BENISSIMO SONO FINALMENTE CALMA E RILASSATA HAHAHAHA HAHAHAHA HAHAHAHA TRONCHETTI PROVERA A ME MI FA UNA PIPPA HAHAHAHAH HAHAHA HAHAHAHA

tulipani | 19:16 | commenti (13)


lunedì, settembre 22, 2003



Ancora sulla sincerità e sulla tecnica del riportare
(Avvertenza. Si tratta di un esperimento di scrittura in modalità Cronaca: la lettura è sconsigliata agli esteti)

- Pronto?
- Pronto
- Ehi, ciao! Ma che voce strana: dove sei?
- Sono qui vicino.
- Sei venuto a Torino?
[stupore grande]
- Sì. Ma che voce strana che hai tu. Dormivi?
- Non proprio. Stavo andando a un concerto, ma siccome era presto, ho parcheggiato e mi sono appisolata.

Dissolvenza

Fuori buio. Interno macchina, monovolume blu, tre file di sedili. Protagonisti della telefonata variamente e alternatamente distribuiti dietro davanti e di fianco, sotto e sopra, schienali su schienali giù girati piegati cintura di sicurezza tra i coglioni la tolgo aspetta. Respiri inquadrati, baci da dio, bacini in odore di santità. Inquadratura ravvicinata di una testa premuta contro il finestrino.

Lei pensa che deve andare a questo concerto e che non ha fatto la ceretta. La prima cosa gliela dice. La seconda no. Le bocche sono vicine.

- Se te lo mettessi tra le gambe, sapresti fermarmi prima che io entri? [Non è un'espressione molto letteraria e nemmeno particolarmente felice. Io non avrei detto così. Mi vergogno anche un po': ma se deve essere cronaca pura, le parole sono state queste].
- Certo che sì.
-...
Si sistema meglio su di lei.
- Ti ho detto di sì: perché allora lo fai?
- Perché è bello far sentire a lei che tu ne hai voglia [No, non c'era un'altra donna in ascolto. E' proprio lui che è passato inspiegabilmente allo stile oggettivo, aforistico, da trattatello morale: Quando se ne ha voglia, è bene dimostrarlo.]

Armeggiano con i pantal- un istante di grigio, uno di nero, uno in cui dico maledizione perché svegliarsi proprio ora. Mi alzo e spalanco la finestra. Torno a letto pensando di salvare esattamente immagini e parole prima che questo sogno venga alterato dal futuro.













tulipani | 10:52 | commenti (22)


venerdì, settembre 19, 2003



Siamo sinceri

Ogni tanto mi torna in mente il pensiero che una piccola infedeltà possa portare alla deriva una storia. Tranquilli: non sto parlando di amori&corna. Ho piuttosto in mente l'attività modesta del riportare i fatti, per la quale non sono necessari colpi di genio né un intelletto particolarmente brillante. Ho in mente le piccole imprecisioni, consapevoli o ancor meglio inconsapevoli, l'arroganza e i cedimenti della memoria, le versioni degli Altri. Lo stratificarsi di versioni vere che differiscono solo per un delta qua e un delta là.
Il passato è somma di fatti, di ricordi o di interpretazioni? Io non mi ricordo più (vorrei dire anche qualcosa sulla scelta lessicale ricordare/ricordarsi, ma rimando) se dalla slitta sono caduta io o mio cugino, e potrei raccontare due storie diverse con le stesse oscillazioni dell'ago della macchina della verità. In tutti e due i casi le mie emozioni sarebbero suscitate insieme dall'autenticità del ricordo e dalla paura di star raccontando la storia di un altro.
C'è gente che ha scritto cose sui retroscena cognitivi delle testimonianze processuali. In momenti come questo mi andrebbe di leggerle.

Note per gli ermeneuti, i dietrologi e i curiosi:
1) negli ultimi due anni di libri letti, quelli che ho maggiormente amato sono stati La versione di Barney, Storia dell'assedio di Lisbona e Il trattamento ridarelli (adesso sto leggendo Libra);
2) Non credo che la superperizia sulla vicenda di Cogne possa portare alla verità;
3) Sto bene, e ho sempre gli stessi fidanzati.







tulipani | 16:09 | commenti (31)


martedì, settembre 16, 2003



Senza rimpianti

Oggi dovevo scrivere un post sull'arte del foderare i libri, uno sull'assetto di un motociclista targato biella visto da dietro, uno su Fassino e la rinuncia all'immunità parlamentare, uno sulla mia pettinatrice in tuta di pizzo nero. Però ho perso un sacco di tempo in giro per blog eterolalici (cazzo, adesso ci andate voi a cercare qualcosa sul dizionario!) e così la mia giornata muore qui, felicemente inconcludente.


tulipani | 21:23 | commenti (31)


lunedì, settembre 15, 2003



Trampling nasale
(oppure Il tuo odore m'ascella prepotente, pag. 777; senz'altro Choquesses/4, ma anche un po' Resistenza/4)

Due piedi del diavolo. Ungulati imputriditi che acciaccano le mucose delle prime vie respiratorie. Distribuisce impronte odorose qua e là per casa, azzerando tappeti e violando transenne immaginarie che ho allestito esattamente qua e là per ritagliarmi uno spazio sano sicuro e consenziente (amichevolmente sssc). Lui non le vede. Abbatte lo steccato elettrificato all'ingresso della cucina, calpesta il rilevatore termico di presenze sospette nel vano della porta del bagno, ribalta a pedate i cavalli di frisia che trotterellando recingono l'angolo del cucito (amichevolmente Stanza dei bottoni). Adesso è a due piedi da me e non arretra nemmeno di fronte alla teglia delle teste di branzino avanzate l'altroieri che gli punto dritta alla giugulare. Io sono un tipo pacifico, ma se questo muove ancora un passo nella mia direzione lo prendo ad ascellate.





tulipani | 14:27 | commenti (18)


sabato, settembre 13, 2003



Resistenza / 3

Il rumore del trapano affilava il risentimento grossolano e rabbioso in propositi di vendetta raffinati e articolati. Avrebbe raccolto in mezzo alla stanza le pantofole di tutti, le avrebbe disposte in cerchio, intorno a un centro casuale di mattonelle identiche alle altre e -sacerdotessa grassa e sudata- avrebbe consumato il rito del disprezzo assoluto rovesciandoci sopra il minestrone bollente con un gesto teatrale, attendendo che il brodo raggiungesse il bordo di ogni calzatura secondo disegni imperscrutabili fatti di lievi sfasature geometriche e temporali. Lei avrebbe scrutato l'imperscrutabile, attingendovi presagi di ribaltamenti di tir, bancherotte, morsi di vespa, incornate di bovini, righe sulla vernice, ritiro del bancomat, code all'anagrafe. Un maleficio per ogni sventurato piede, con la soddisfazione di appioppare in un sol colpo un paio di disgrazie ciascuno.
Il prevalere all'olfatto del cavolo e del sedano questa volta avrebbe giovato alla cerimonia, e una volta tanto non sarebbe stato necessario indaffararsi intorno alla formula magica della mescola (per quanto avesse negli anni cercato di dosare gli ingredienti del minestrone addirittura provando ad evitare il sedano e il cavolo, il risultato olfattivo si concretizzava sempre nell'odore esatto della zuppa di cavolo al sedano o viceversa).
Avrebbe continuato a ingrassare per arrivare interpretare degnamente quel ruolo. Avrebbe ascoltato, su sottofondo di trapano, musica sperimentale dell'avanguardia newyorkese. Avrebbe tenuto gli occhi fissi su una lampada alogena nella posizione di intensità due. Avrebbe accarezzato coltelli rasoi schegge di vetro bottiglie di vetro riempite di acido muriatico color acqua ferrarelle; avrebbe comprato un corpo contundente al mercato degli schiavi; avrebbe masticato caramelle all'odio; avrebbe scovato rarissime parole al curaro perché la sua ieraticità risultasse autorevole.




tulipani | 19:46 | commenti (12)


martedì, settembre 09, 2003



Resistenza / 2

- Hai un progetto per il testo?
- No, veramente pensavo di andare un po' così, a braccio.
- Ma l'argomento, il tempo, i personaggi già li sai?
- Pensavo a una donna in carriera a cavallo tra il secondo e il terzo millenio.
- Ah, la solita caustica e compiaciuta autoironia.
- Beh, anche non caustica, magari nemmeno autoironia. Magari un uomo nel '700, esplorazioni di terre sconosciute.
- Non ti ci vedo. Perché non una cosa di fantascienza?
- Mi piacerebbe la Vienna degli inizi del Novecento. Sai, il circolo, Ernst Mach, Wittgenstein, fino a Goedel
- Ma sai di logica, scienza e filosofia?
- No, ma che c'entra? sarebbe una storia di amore e di rapine.
- E come finisce?
- Lui si suicida per lettera quando scopre che lei preferisce una visione metafisica della scienza e si mette con un poliziotto nazista.
- Intendi proporre il quesito "ne uccide più la metafisica o il potere"?
- No, il messaggio sarebbe "non è detto che chi maneggia armi con destrezza possa scrivere senza farsi male".
- E l'amore?
- L'amore è un pretesto scenico.
- Questa è metafisica.
- Ma va' a cagare, è scrittura.
- ...
- ...
- Sai che c'è?
- No.
- Credo che tu non sappia scrivere un dialogo.
























tulipani | 16:16 | commenti (37)



Appunti per un uomo - 1

Costeggio il Crinale Sud dei miei pensieri con molta cautela. Sto molto attento perché qui il sole picchia di brutto e lei potrebbe non esserci. Arrivare da queste parti vuol dire fare i conti con la sua assenza. Diciamo pure che ho altre risorse: mi occupo di outsourcing aziendale e di formazione di giovani manager, vado al cine e leggo molto, non solo al cesso. Che lei ci sia o non ci si non me ne frega un cazzo, finché evito il Crinale Sud. Che si faccia fottere anche da un branco di ferrovieri o postelegrafonici: non mi riguarda se il mio punto di vista sta almeno a 45 gradi dal Mezzogiorno.


tulipani | 13:46 | commenti (5)


giovedì, settembre 04, 2003



La stanza dei destini incrociati

Ora, proprio ora, c'è un topino piccino col codino le orecchiette il nasino il pisellino che corre e saetta e s'impenna sugli angoli di questa stanza di cui sfiga vuole io abbia chiuso la porta. Un topino piccino braccato da scope eroiche e maschili la settimana scorsa, e tentato da un'altrettanto maschile trappola, banalissima con il suo pezzetto di formaggio che -ho controllato- resiste stolida desolata intatta. A dire tutta tutta la verità, ho i piedi leggermenti alzati da terra e aggrappati arrotolati intorno alle gambe della sedia, che il topolino piccino se ti sale su per un polpaccio magari la prima volta ci resti secca e le seconde occasioni poi te le sogni perché dio con gli impavidi è crudele ed è inutile che ci provi continuando a insistere che c'è uno sbaglio e che sei cugina di giorgio celli. Il problema è che non so come uscirne -dalla stanza e dall'impasse. Potrei continuare a scrivere qui in tempo reale, allontanando l'urgenza della scelta e la definizione di questi nostri destini incrociati, ma domani devo partire per prodezze di maggior respiro, forse anche duelli con cinghiali, e quindi adesso credo di dover aprire il tavolo delle trattative spiegandogli innanzi tutto che se ci sono DUE sedie non è per caso, e cercando poi di barattare la salvezza delle mie pile di fogli sul pavimento con una trappola che non sia un insulto alla sua intelligenza.


tulipani | 14:52 | commenti (22)


martedì, settembre 02, 2003



Ci sono ancora le mezze stagioni

Ho bisogno di un po' di geometria e di quattro colori per raccontare di come, bocconi, sul lenzuolo finalmente fresco anche se non di bucato, ho apprezzato l'innestarsi del giallo e del rosso nel triangolo del braccio piegato sopra la testa. Quasi un tangram, a disegnare un'idea di africa naif, forme essenziali e odori e non profumi. Il fresco aiuta e la pelle stupisce perché ad annusarla non pare tua nemmeno l'ascella. Tutto questo non è vita ma racconto, non sono io quella lì che tira su la trapuntina (aggiungiamo il blu e il verde e puro cotone telato al tatto), sono secoli riarsi che ho dimenticato quel gesto. Nel dubbio, tengo la finestra spalancata per custodire l'idea dell'estate.


tulipani | 13:56 | commenti (23)