| Affinamenti successivi |
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14:49 | commenti (41)
La solitudine Molti lettori affezionati mi hanno scritto rimarcando che, nonostante le premesse, nell'ultimo post di ieri non ho poi fatto cenno alcuno alla solitudine. Mi scuso dunque vivamente per le attese suscitate e disattese, e cerco di rimediare riportando qui, letteralmente, il pensiero in oggetto, anche lui pensato sotto il leccio: "Quando cazzo riaprono ste scuole e sti uffici che io sono abituata ad avere la casa tutta per me e adesso è quasi un mese che la divido, anzi SE LA dividono, e io per star sola a pensare devo venire qui al parco e farmi un culo così?". tulipani |
14:36 | commenti (7)
Non solo muscoli Sognando il dopo gara all'albergo parigino al Villaggio dello Sportivo -io che accarezzo e consolo gli occhiali a specchio- mi accascio elegantemente sotto un leccio e rifletto su solitudine, lavori domestici e filosofia della scrittura. Lì partorisco questa idea per cui, se guardi il mondo pensando di scriverne, il mondo acquista nitore e definizione. Siccome ormai la vena è trovata, non mi accontento, e lavoro all'idea che se ritardo oltre una certa misura è possibile, anche se non certo, che arrivando a casa la cena sia già pronta. Una nuvola a forma di nuvola si alza in verticale. La sensazione è quella del cielo che ti abbandona. E mi aggrappo allora alla terra, sudata e con il respiro ancora alterato, riconoscente anche alle formiche rosse. tulipani |
21:53 | commenti (5)
Sognando Parigi Tramonto palpitante questa sera al Parco del Castello. Tre giri su pista a blocchi di cemento misto marciapiede, dentro e fuori dal recinto, per una lunghezza unitaria che chiameremo convenzionalmente smisurata, fermando il cronometro sui parziali di 05:40:10 - 05:28:56 - 05:08:16. Incontrato bellimbusto con occhiali a specchio che infila il cancello del recinto pochi secondi davanti a me, mentre completo il primo giro. Primo pensiero: questo me lo fumo. E invece il truzzo allunga il passo pesante e sgraziato e capisco che mi mollerà, elegante e scornata, già alla prima curva. Fregauncazzo, la sfida allora è con me stessa: lo dico ogni volta che con gli altri perdo, come mi ha insegnato Donna Moderna. Colpo di scena a un giro e un quarto, che lui mi fa dietrofront, ma al passo, e io gli passo vicino e lo guardo come per dire: al primo giro leoni, eh? Sull'occhiale a specchio -giuro- è luccicata una lacrima. Al secondo giro me lo ritrovo di fronte -normale, sta ancora tornando indietro- e lo guardo al ritmo hu-passo-o-o-hu-passo-o-o-hu dove hu è una bella espirazione sonora sui 40 litri di anidride carbonica e il passo-o-o suona uguale a quello delle marce al car. Al terzo giro, nonostante l'ottima prestazione di 05:08:16, non l'avrei più trovato se non si fosse fermato ad aspettarmi. La lente a specchio -giuro- si è stretta a occhiolino. tulipani |
20:53 | commenti (7)
Creativi in erba Prendo tre. Punto zero. Radio trepuntozero. Il gioco mi conviene. tulipani |
09:49 | commenti (5)
Tutto questo corpo non farà male? Mamma larga e morbida, coscia e spalla e mano. Mamma? Abbraccio, tanta tantissima, sei calda quando ho freddo. Mamma? Io vicino a mamma, no io. Mamma, cammina lo stesso, è solo un abbraccio. Mamma, sei liscia. Fa caldo, io sono fresco. Una gamba, mi appoggio. Tu di là. Il collo di mamma. Leggo ad alta voce? Mamma, ti aspetto. Mamma, mi aspetti? MI ASPETTI? Tieni in mano questa cavalletta. Sai saltare giù di qui? Mamma, cosa ti sei fatta lì? Apri la bocca e chiudi gli occhi. Indovina cos'è? Mamma, appoggio la testa. La pancia trema quando ridi. Mamma, stai con me? Un fianco per uno, sdraiati, un bel mucchio. Hai un odore diverso. Toccami qui, il piede, ho una spina. Guardami l'occhio, mi hanno graffiato. Mamma, mamma. Hanno otto e dodici anni. Noi tre siamo un grappolo morbido e mosso, a configurazione variabile. Mani dappertutto, nudità assortite, terra profonda, acqua e cibo. Caldo assoluto e sudori mescolati. Ogni tanto mi manca il respiro, e inserisco cunei di irritazione tra i nostri corpi. Mi dura anche due minuti, a volte. tulipani |
23:36 | commenti (9)
Avrei voluto vedere voi Ci siamo visti al Tropicana, per un aperitivo. Hai mai pensato al colore della noia? - mi ha chiesto mentre infilzava l'oliva con lo stecchino senza staccare gli occhi dal barman acrobatico. Hey muchacha, te gusta el my shakeròn? - il barman le sorride. No, ma mi sembri molto più brava tu con l'oliva di quello lì - l'ho implorata di distogliere lo sguardo da quella maglietta nera palestrata. Se andassi in crociera inventerei qualsiasi cosa per non darla vinta agli animatori: per esempio potrei passare il tempo rubando nelle cabine, oppure fingendomi un agente segreto e interrogando con discrezione la gente nei corridoi - si lecca il dorso della mano e butta giù la tequila con gesto navigato. Niente ghiaccio, la signora se ne intende - un altro sorriso idiota del giocoliere. Io sono stato una volta alle Tremiti - cerco di entrare nel suo campo semantico, sorseggiando il crodino. Se uno mi piace, la terza volta che apre bocca voglio che lo faccia per baciarmi, invece di insistere con le sue idiozie - sembrerebbe una riflessione qualunque, chissà come discesa dai maneggi sottocoperta di un telefilm di spionaggio, se non avessi netta l'impressione che adesso lei guardi il barman come si guarda una patta. Da prudente ed esperto stratega ho calcolato in fretta le mie chanche e poi quelle del barman. Che ne dici di andare, adesso? Conosco un locale dove fanno un sushi straordinario - ho bruciato con qualche rimpianto la terza idiozia prima che il funambolo dello shaker s'azzardasse ad aprir bocca. tulipani |
02:41 | commenti (16)
Le Nozze Catalina che balla, 24 anni dalla Romania, balla la mazurka reggendo un lembo del vestito da sposa. E' pienotta e graziosa e lo sguardo è abbastanza scaltro, così che tutti si compiacciono di aver subito indovinato pensando al peggio, avendolo immaginato e sviscerato anche nei dettagli più crudeli, per il povero Antonio, di anni 73, che guarda la mogliettina -un colpo di fulmine sotto il campanile di Medjugorie, Catalina che era lì lì per farsi suora prima di trovare il bell'Antonio con numero 7 appartamenti in Val d'Aosta e 2 pare nella cintura torinese- ballare con il di lei fratello, che a dire la verità le somiglia, e vivrà con gli sposi, e chissà se la somiglianza è solo un tassello dell'enorme trappola che la scaltra Catalina ha teso, e ora si aspetta il bacio degli sposi, ma chi era vicino giurerebbe che lei abbia distolto le labbra all'ultimo, sempre sorridente, sostituendole con la sua guanciotta così graziosa. Antonio, di anni 73, posa le sue labbra comunque felice su quel pezzo di vita, il suo miracoloso colpo di fulmine, e riprende a cantare. A lui ogni bene. Che Catalina sia così generosa da ammazzarlo durante un amplesso sfolgorante, che la sua ultima visione sia una danza di madonne munifiche sotto il sole roteante che contraddistingue ogni miracolo che si rispetti. Che gli nasca un figlio contro ogni previsione, e che si chiami Anton, e che pianga o sorrida e che si senta un po' morire o vivo un po' di più ogni volta che una fisarmonica intonerà una mazurka. tulipani |
21:06 | commenti (6)
Lingua discreta in pessimo stato La commissione Affari Costituzionali della Camera sta vagliando il progetto di un Consiglio Superiore della Lingua Italiana (CSLI), proposto da esponenti della maggioranza (Andrea Pastore di Fi e altri). Il progetto nasce con intenti fortemente normativi sulla lingua, e prevede, tra l'altro, la realizzazione di una grammatica ufficiale e di un dizionario ufficiale dell'uso dell'italiano. Il CSLI sarà presieduto dal presidente del consiglio. Ora può essere che gli intenti più pesantemente regolativi vengano in parte smussati grazie alla consulenza di esperti e all'intervento di diverse associazioni scientifiche come l'Accademia della Crusca e la Società di Linguistica Italiana (vedi Raffaele Simone, "I Forzati della buona lingua" sulla Stampa del 30 luglio), tuttavia i toni, almeno fino a gennaio, erano quelli di chi individua "nell'iniziativa in esame uno strumento idoneo a contrastare un processo di decadenza civile e morale, contraddistinto, tra l'altro, dall'impoverimento linguistico, contribuendo a ristabilire regole linguistiche chiare e a riaffermare un uso appropriato dell'italiano" e di chi "si rammarica, al riguardo, per la progressiva estensione, anche sui media e in documenti ufficiali, di volgarismi, di neologismi incomprensibili e di forme ortografiche e di modi verbali inappropriati" (intervento del relatore Valditara, dal verbale della commissione affari costituzionali, giovedì 30 gennaio 2003, 233ª Seduta). So che molti dei blogger presenti e leggenti tireranno un sospiro di sollievo per aver finalmente trovato qualcuno che condivide e istituzionalizza il loro intento moralizzante circa la salvaguardia, il recupero e il ripopolamento del congiuntivo. E anch'io non mi tiro indietro, e anzi rilancio. Credo quindi di fare opera gradita al costituendo consiglio (e soprattutto al signor presidente del consiglio) segnalando fin d'ora gravi casi di comportamento linguistico anomalo da reprimere de iure et de facto ad libitum. Veniamo quindi a un primo elenco di intemperanti: tulipani |
23:24 | commenti (8)
Resistenza Mi si è rannuvolato tutto qui. Guardi, proprio qui sul pollaio. No, non viene più via. Abbiamo anche sparato coccarde, tempestato il cielo di bestemmie. C'è questa odiosa macchia nera che non si decidere a piovere giù niente. Sono 17 giorni che il gallo tiene la cresta a sinistra, e questo è un brutto segno. Sono morte 13 poiane fulminate prima di toccare terra. Campo minato magnetico, da transennare, signora, mi hanno detto. Abbiamo tutto un silo pieno di uova fosforescenti che pensiamo di riciclare come mangime per le tartarughe d'acqua. Esatto: quelle che mordono e non le togli più dalla vasca da bagno perché non ti basta il cuore e pensi che in fondo, date le proporzioni, a te basta un catino. Il Beppe ha messo un'amaca in zona vietata e gli si sono arricciate le unghie. Peccato, perché aveva estremità di prima classe e un giorno aveva anche fatto la controfigura in tv per uno smalto color prugna. Da quando abbiamo transennato anche i turisti non si vedono più. I maiali sono insofferenti perché, può ben capire, non sono più la nostra prima preoccupazione, e loro patiscono come dei figli. L'ultima volta che abbiamo fatto l'amore, io e il Beppe (lui con quelle mani e quei piedi non è certo un bello spettacolo, però, lei mi capisce, quando c'è l'amore tutto il resto cosa vuole che importi?), gli animali si sono zittiti e proprio proprio tutto intorno tipo surround si sono sentiti i carmina burana (però Beppe giura che era take five), si è squarciata la macchia nera ed è piovuto giù un cherubino. Insomma, Beppe non è religioso però mica si poteva fargli del male a sta creatura, tipo darla ai maiali o sistemarla anche lei nella vasca da bagno. L'abbiamo chiamato Cher, e vedesse com'è bello e com'è biondo. Lui va e viene e scavalca le transenne e mangia le uova verdi e fucsia. E' abbronzato come se ci fosse ancora il cielo. tulipani |
19:47 | commenti (22)
Choquesses / 3 Le prossime notti mi accamperò in un posto lontano dall'abituato. tulipani |
10:05 | commenti (8)
Choquesses / 2 E' stato un amore con il Cazzo maiuscolo... tulipani |
19:43 | commenti (8)
Choquesses / 1 Non verrò a salutarti sulla banchina: i treni che partono mi mettono il vagone. tulipani |
10:50 | commenti (19)
Odio gli essemmesse Odio gli essemmesse. Ho bisogno di strumenti veloci, di una penna che pattini sul foglio, lasciando una linea piena, compatta, senza macchie. Ho bisogno di una tastiera spaziosa e di almeno tre dita alle quali affidare il disegno di quello che ho in testa. Odio gli essemmesse, ma alcune volte li devo scrivere. Stamattina pensavo che forse sarebbe carino avere uno di quei telefonini che pigi un tasto e loro indovinano cosa vuoi dire e da una b indovinano baci e da una c cordiali saluti. Io non li ho mai visti davvero, quei telefonini lì, ma immagino che attingano a un repertorio che elenca le espressioni di uso più comune. Ipotizzo anche che ci siano anche quelli più *intelligenti*, che aggiornano il repertorio con i tuoi vizi lessicali. Comodità un accidente, ho realizzato in fretta. Sarebbe una sfida continua a spiazzare lo strumento (soprattutto se questo ha l'ardire di mostrarmi i miei vizi). I miei affetti sarebbero presto compromessi da bacchi e bacili e bacheche. I miei rapporti di lavoro dovrebbero reggere alle corditi o distillerie salutari. Guarda, piuttosto ti mando un acquerello. tulipani |
14:20 | commenti (12)
Nonna dei Pescatori Nonna dei Pescatori si chiamava così perché era nata e viveva nella frazione Pescatori, e si parla di Po, quando aveva anche la spiaggia appena fuori Torino. Nonna dei Pescatori era magrissima, allegra ed era una gran donna. Si chiamava Nonna perché Bisnonna è oggettivamente un po' offensivo, tanto più che lei vestiva sempre almeno di verde acceso e che ci fossero grandi fiori stampati e se no niente. Nonna dei Pescatori si lasciava prendere in giro da nipoti, generi, consuoceri, cognati e mica solo parenti, perché le piaceva ridere ed era più intelligente di tutti. Coltivava la Vigna, saranno stati 10 metri per 70 in discesa, sempre con troppa erba, troppi rami, troppo caldo e l'acqua che non c'era. Nella Vigna non c'era solo l'uva fragola, ma anche un nocciolo, due meli almeno e varia verdura. Colorava le margherite e andava a venderle a Porta Palazzo, insieme alla verdura. Verso le 11 dimezzava i prezzi, e a mezzogiorno insisteva con i passanti perché prendessero tutto a gratis, che tanto è roba che a lei non costa mica niente. Comprò di seconda mano dalla suocera di sua nipote -mia nonna Lina, un donnone oltre i 90 chili- un faudal (vestito-grembiule) molto vistoso, accettando acquiescente che, una pens qua e una pens là, il faudal si poteva adattare benissimo a lei che pesava 45 chili bagnata. Quella volta, in montagna, con su il suo bel faudal, gonfiata come una mongolfiera dal vento generoso della val di Susa, per andare dalla pettinatrice percorse i due (forse tre) chilometri da Gad a Ulzio in metà tempo, e pur vedendosi e sapendosi ridicola dentro quel camicione enorme, riconobbe entusiasta con Nonna Lina la bontà dell'affare fatto: "Chila madama ch'a sa (chilamadamacasà era il suo vocativo consueto nei confronti di Nonna Lina, spesso effettivamente un po' saccente), anche stavolta a l'ha pru cunsigliame bin". Nonna dei Pescatori mi ha raccontato storie di nidi di serpenti nei tronchi degli alberi finché sua figlia non gliel'ha impedito dicendo che mi avrebbe spaventata. Nonna dei Pescatori è stata il primo morto che ho visto. Dopo qualche anno mi sono comprata una biscia, anche un po' per dire a tutti che quei racconti di paura nessuno ce li avrebbe dovuti toccare. tulipani |
14:40 | commenti (6)
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